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Psicologa Psicoterapeuta Milano – Dott.ssa Maria Antonietta Manto

Nel corso della vita, tutti noi esseri umani possiamo vivere momenti difficili, a cui non riusciamo a far fronte da soli nonostante gli sforzi impiegati per superarli. In questi casi, non c’è atto d’amore più coraggioso verso se stessi che rivolgersi ad un altro essere umano in grado di ascoltarci, comprenderci ed insieme al quale trovare la strada più corretta da percorrere per ritornare a stare bene.

Il percorso psicoterapeutico è come un viaggio dentro noi stessi che può far paura, ma una volta intrapreso ci offre non solo la possibilità di conoscere e meditare sulle nostre zone d’ombra, ma ci consente anche di scoprire e finalmente godere delle straordinarie meraviglie di cui si compone il nostro mondo interiore.

chi sono

Psicologa Psicoterapeuta Milano 

Ho conseguito la laurea in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Palermo nel 2003, iscrivendomi successivamente all’Albo degli Psicologi con il n. 3413.

Ho proseguito la mia formazione, specializzandomi nel 2009 in Psicoterapia Psicodinamica Individuale e di Gruppo presso la scuola quadriennale S.F.P.I.D (Scuola di Formazione di Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico – Roma), ottenendo l’autorizzazione all’esercizio della Psicoterapia ai sensi della legge 56/89.

Dal 2005 lavoro come libera professionista, maturando un’ampia esperienza clinica e terapeutica in ambito clinico, sociale e formativo, diversificando le mie aree di intervento: infanzia, adolescenza (disturbi dell’apprendimento, autismo, ADHD ed iperattività, DOP, difficoltà relazionali, autostima, fobie scolastiche, disabilità psicofisica), adulti (ansia, attacchi di panico, depressione, fobie, elaborazione di lutti e perdite), famiglia (sostegno alla genitorialità, gestione del rapporto genitori – figli), coppia, gruppi, training autogeno (tecniche di rilassamento e gestione dello stress psicofisico) e formazione a Enti, Aziende e Associazioni.

Attualmente, esercito la libera professione di Psicologa Psicoterapeuta a Milano, presso studio sito in Via Pasquale Fornari, 14.

di cosa mi occupo

Psicologa Psicoterapeuta Milano

 

Ansia
Attacchi di panico
Depressione
Fobie
Elaborazione di lutti e perdite
Training autogeno
Gestione dello stress psicofisico
Disturbi dell’apprendimento
Sostegno scolastico specializzato
Fobie scolastiche
ADHD ed iperattività
Disturbo oppositivo provocatorio (DOP)
Autismo
Difficoltà relazionali
Disabilità psicofisica
Comunicazione efficace nel rapporto di coppia
Sostegno alla genitorialità
Gestione del rapporto genitori e figli
Separazione e divorzio
Formazione professionale
Formazione a Enti, Aziende e Associazioni


Ansia 

L’ansia di per sé non è una manifestazione anormale, ma un segnale fondamentale che ci comunica qualcosa su noi stessi. Difatti, una giusta dose d’ansia assume un carattere positivo, poiché consente di attivarci ed agire con maggiore efficienza, migliorando le nostre prestazioni.

Quando l’attivazione di questo segnale è eccessiva, immotivata o inadeguata rispetto alle situazioni che viviamo, ci troviamo di fronte ad un’ansia patologica, che rende molto difficile la nostra esistenza, impedendoci di affrontare anche le più comuni attività della vita quotidiana.

L’ansia patologica è caratterizzata da uno stato permanente di apprensione, che compromette le nostre capacità operative e di giudizio, facendo precipitare le nostre performance, e si accompagna a sensazioni di disagio, malessere e sofferenza.

L’insorgere di un intenso stato d’ansia è il segnale interiore che ci spinge a fermarci, a riflettere sul senso delle nostre azioni, dalle quali spesso ci sentiamo  evidentemente sovrastati. L’ansia in dosi eccessive, dunque, mette in discussione le nostre azioni automatizzate, ci obbliga al confronto con noi stessi ed in particolar modo con le nostre emozioni.

Attacchi  di panico

Gli attacchi di panico sono episodi di improvvisa ed intensa paura o di una rapida escalation dell’ansia normalmente presente. Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi, quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore.

Chi ha provato gli attacchi di panico li descrive come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta. E’ ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante. Il singolo episodio, quindi, sfocia facilmente in un vero e proprio disturbo di panico, più per “paura della paura” che altro.

Chi soffre di attacchi di panico è portato ad evitare tutte quelle situazioni e circostanze a cui era stato associato il primo episodio: ciò induce all’isolamento e al ritiro dalla vita sociale e dalle normali attività, dando vita ad un circolo vizioso che alimenta la paura. La persona che soffre di attacchi di panico vive un conflitto che non viene esplicitato con le parole, ma vissuto emotivamente sul piano somatico. Il poter riconoscere l’emozione disturbante può diventare la chiave per liberarsi dalla paura.

Depressione

Ogni giorno il nostro umore subisce continuamente delle normali fluttuazioni che possono muoversi lungo due estremi, dalla gioia prorompente e alla più inconsolabile tristezza. Tutti quanti possiamo aver vissuto l’esperienza di una giornata storta, in cui ci siamo sentiti giù di corda, tristi o più irritabili del solito.

Si parla di depressione quando queste sensazioni permangono in modo costante per varie settimane o mesi (talvolta anche anni). Si tratta di una forma alterata della più comune tristezza, di uno stato psicologico di profondo malessere, caratterizzato da una sensazione di perdita di energia vitale umana interiore, ma anche dalla percezione di un venir meno dell’energia fisica, della voglia e del piacere nel fare le cose, rendendo difficili gli atti più semplici, che fino a qualche tempo prima eravamo capaci di compiere agevolmente.

La psicoterapia psicodinamica cerca di lavorare sulla depressione a più livelli: una migliore gestione dei pensieri irrazionali, delle emozioni, delle reazioni fisiologiche e dei comportamenti/azioni nei confronti di se stesso e degli altri.  In questo modo, la terapia aiuta la persona che soffre di depressione a vedere in una prospettiva differente le proprie difficoltà, offrendole la possibilità di affrontarli in un modo nuovo, interrompendo così il rimuginio tipico del disturbo depressivo.

Fobie

La vita di noi esseri umani, spesso, viene invasa e turbata da paure e fobie. La paura in dosi non eccessive è un’emozione difensiva fondamentale che ci aiuta a fare fronte con successo alle avversità che la vita ci pone davanti.

Di contro le fobie sono paure disarmoniche e smisurate che non ci consentono di superare le difficoltà, al contrario ci costringono a vivere prigionieri dell’ansia, ci bloccano nel comportamento, nella volontà, nel processo decisionale, obbligandoci a continue condotte di evitamento, restringendo il nostro spazio vitale.

La fobia è, dunque, un disturbo che interferisce profondamente sulla qualità di vita della persona che ne soffre, la quale reagisce in modo esagerato rispetto ad uno stimolo percepito come pericoloso.

La terapia costituisce un aiuto concreto per potere superare le nostre fobie e riconquistare quella libertà di azione, di pensiero e di scelta, che ci permetterà finalmente di vivere a pieno e con serenità la nostra esistenza.

Elaborazione di lutti e perdite

Nel corso dell’esistenza, ognuno di noi si è trovato ad affrontare la perdita di una persona cara e significativa; il lutto rappresenta una delle cause di maggiore sofferenza e profondo dolore, che scatena dentro di noi molteplici reazioni emotive difficili da gestire, quali rabbia, tristezza inconsolabile, angoscia per il senso di vuoto.

In queste situazioni, può essere utile rivolgersi ad uno psicologo che ci aiuti a lasciarci attraversare da tutte le fasi dolorose della perdita, come lo shock iniziale, il senso di colpa per non aver fatto il possibile, la rabbia, la tristezza, al fine di elaborarle e superarle.

La terapia sostiene la persona, aiutandola ad accettare la perdita e ad intraprendere un percorso che la conduca ad una riorganizzazione di sé e della propria vita su fondamenta nuove.

Training autogeno

La società odierna, spesso ci costringe a vivere in una costante fase di rincorsa, senza mai giungere pienamente ad una meta o sentirci totalmente liberi di spiccare il volo.

In una tale situazione, diviene fondamentale fermarsi un attimo e cominciare a prestare attenzione alle cose più semplici, come ascoltare con calma e per un minuto il dolce suono del nostro respiro che attraversa corpo e mente.

Il creatore del training autogeno è il professore H. C. Schultz, si tratta di un metodo di rilassamento e distensione delle tensioni, che viene indotto dalla concentrazione psichica. Nel training autogeno, il presupposto vitale per stare bene è rappresentato da una positiva disponibilità interiore. Soltanto la forza del pensare in positivo incide sul nostro stato di salute, donandoci una intensa sensazione di benessere.

Gestione dello stress psicofisico

L’essere umano è in salute solo quando vive una condizione di benessere mentale, fisico ed emotivo. Difatti, è stato ampliamento dimostrato da studi scientifici che le preoccupazioni a livello psicologico determinano ripercussioni sul versante fisiologico.

Dunque, lo stress nasce nella nostra mente, tuttavia il suo persistere nel tempo provoca l’insorgenza di differenti stati di malessere fisico.  Ridurre lo stress che viviamo quotidianamente diviene la premessa essenziale per affrontarlo e gestirlo, al fine di preservare nostra salute psicofisica.

Una migliore gestione dei vari tipi di stress, da quello fisico, a quello determinato dal lavoro, dalla competizione, dalla fatica di crescere i figli, si raggiunge modificando la percezione di discrepanza che la persona sente tra il modo in cui le cose sono realmente e il modo in cui vorrebbe che esse fossero.

Il raggiungimento di questo obiettivo è possibile solo se siamo disposti al cambiamento, ovvero a modificare alcuni aspetti fondamentali del nostro essere: il modo di pensare, i modelli di comportamento che mettiamo in atto e tutte quelle situazioni che influenzano la condizione di stress.

Disturbi dell’apprendimento

Con il termine di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) ci si riferisce a una categoria diagnostica, relativa ai Disturbi Evolutivi Specifici, caratterizzata da significative e permanenti difficoltà nelle abilità scolastiche, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

Essi, infatti, riguardano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici e sulla base del deficit funzionale vengono individuate le seguenti condizioni cliniche:

  • Dislessia, disturbo nella lettura, ovvero nelle abilità di decodifica del testo;
  • Disortografia, disturbo nella scrittura, per ciò che concerne le abilità di codifica fonografica e la competenza ortografica;
  • Disgrafia, disturbo nella grafia, intesa come abilità grafo-motoria;
  • Discalculia, disturbo nelle abilità di numero e di calcolo, relativamente alle capacità di comprendere ed operare con i numeri.

I DSA sono disturbi complessi di natura neurobiologica e per tali motivi non possono essere gestiti unicamente dalla scuola con interventi di potenziamento didattico. Difatti, il trattamento è di competenza dello psicologo, o di altra figura sanitaria, con una adeguata formazione in diagnosi e riabilitazione dei DSA, che ponga in essere un trattamento riabilitativo di tipo clinico.

Fobie scolastiche

L’angoscia di recarsi a scuola o il rifiuto evidente di farlo sono manifestazioni ansiogene che possono rendere molto difficile la vita del bambino.

Si parla di fobia o ansia scolare quando l’ambiente scolastico diventa per il bambino un luogo problematico, da evitare o da cui fuggire, ogni qualvolta se ne presenta l’occasione. Il rifiuto di andare a scuola può essere riconducibile a tre aree di difficoltà:

  1. Il doversi separare dall’ambiente sicuro e protetto della famiglia;
  2. Le preoccupazioni legate alla qualità delle relazioni che il bambino ha costruito nel contesto scolastico (con gli adulti, gli insegnanti, coni compagni di classe o di scuola);
  3. Le preoccupazioni relative invece alla qualità e quantità delle attività che vengono generalmente svolte a scuola, come le valutazioni, gli aspetti prestazionali, la spinta al successo.

Si può concludere che il rifiuto della scuola è un sintomo che non deve essere sottovalutato, da parte dei genitori, degli insegnanti e degli educatori, poiché rappresenta una spia di problematiche più o meno complesse che in ogni caso richiedono un’attenta valutazione e un intervento importante per evitare conseguenze a lungo termine.

ADHD ed iperattività

L’ADHD nasce da un deficit evolutivo a carico dei circuiti cerebrali che stanno alla base dell’inibizione e della capacità di autoregolazione cognitiva e comportamentale.

La mancanza di autocontrollo pregiudica altre importanti funzioni cerebrali necessarie per il mantenimento dell’attenzione, come la capacità di posticipare le gratificazioni immediate in vista di un successivo e maggiore vantaggio, per il contenimento dell’impulsività e per la gestione del livello di attività motoria.

I bambini/adolescenti con disturbo ADHD, pertanto, non riescono a controllare le loro risposte all’ambiente. L’inattenzione si manifesta con una scarsa cura per i dettagli ed incapacità di portare a termine compiti che richiedono tempi prolungati o attività che necessitano l’uso di strategie e flessibilità cognitiva.

L’impulsività riguarda la difficoltà ad organizzare azioni complesse che portano il bambino/adolescente a passare rapidamente da un’attività ad un’altra, l’incapacità ad aspettare il proprio turno in situazioni di gioco o gruppo. In genere, l’impulsività si associa all’iperattività, per cui il bambino/adolescente mostra difficoltà a rispettare le regole, i tempi e gli spazi dei coetanei, a scuola non riescono a rimanere seduti.

L’intervento terapeutico mira a potenziare il funzionamento globale del bambino/adolescente, migliorando le relazioni interpersonali con genitori, fratelli, insegnanti e coetanei; diminuendo i comportamenti problema; aumentando le autonomie e l’autostima.

DOP

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è caratterizzato da modelli comportamentali ostili, provocatorie e di sfida,  che nei primi anni di vita sono del tutto normali. Di fatto, tutti i bambini possono essere manifestare comportamenti scontrosi e fare i capricci, tuttavia nei bambini con il DOP queste caratteristiche sono amplificate ed esasperate tanto da compromettere, in modo significativo, il loro inserimento sociale. Spesso vengono chiamati “bambini difficili”, “enfants terribles”, etichette che testimoniano il loro conflittuale rapporto con il mondo e soprattutto con gli adulti.

I bambini ai quali viene diagnosticato questo disturbo sembrano avere interiorizzato rappresentazioni mentali distorte dell’immagine di sé e dell’altro che non corrispondenti a verità. È come se tutti gli aspetti negativi della realtà nella loro mente venissero incomprensibilmente ingigantiti, producendo un tipo di pensiero estremo: “nessuno mi vuole bene”, “non sono capace a farne una giusta”, “tanto tutti ce l’hanno con me”. A lungo termine, questi pensieri, incideranno negativamente e profondamente sui loro stati emotivi, provocando l’insorgenza di ansia, rabbia e note di depressione.

L’intervento clinico è volto a supportare i bambini/adolescenti con DOP, aiutandoli a modificare gli elementi disfunzionali delle loro rappresentazioni mentali, così da migliorare la qualità delle loro emozioni e di conseguenza la qualità della loro vita personale e sociale.

Autismo

L’Autismo si colloca nei Disturbi pervasivi dello sviluppo e comporta deficit in alcune aree fondamentali dello sviluppo: comunicazione, interazione sociale ed emotiva, modelli di comportamento ed interessi limitati.

L’Autismo non è una malattia, bensì una sindrome, ovvero un insieme di sintomi o segni osservabili (i comportamenti). Esso non deriva da un cattivo rapporto fra madre e bambino, né va considerato una “psicosi”, ma si tratta di una forma di handicap, che nulla ha a che vedere con la volontà di isolarsi dal mondo, ma si caratterizza per una modalità di funzionamento atipico dello sviluppo.

La programmazione di un intervento concerne tutti gli ambiti di vita del bambino: famiglia, scuola, extrascuola e deve partire dalle abilità emergenti del bambino. Poiché ogni bambino affetto da autismo ha caratteristiche personali, diviene fondamentale tenere conto dei suoi punti di forza e degli stili di apprendimento appresi; dei punti di forza della sua famiglia, del suo contesto di vita e utilizzare modalità e strumenti adeguati, al fine di insegnare al bambino a superare le sue difficoltà.

Difficoltà relazionali

La qualità delle nostre relazioni è di estrema importanza per il nostro benessere cognitivo, emotivo e psicologico. Le relazioni interpersonali quando sono positive ed armoniche apportano grande gioia e serenità nella nostra vita, al contrario quando questi rapporti sono caratterizzati da intensa conflittualità, rancori, comunicazione poco efficace, aspettative disattese e senso di solitudine rendono molta  faticosa e sofferente la loro gestione.

In questi ultimi casi, lo psicologo psicoterapeuta può aiutare la persona che soffre a capire la natura delle sue difficoltà relazionali e ad attivare tutte le sue risorse personali, al fine di individuare insieme modalità relazionali più adeguate per ritrovare il benessere psicofisico ed emotivo.

 Disabilità psicofisica

La psicologia può costituire un valido strumento per consentire alle persone di raggiungere una piena, soddisfacente e reale emancipazione personale e sociale.

Lo psicologo può facilitare l’attivazione delle energie emotive positive aiutando la persona a potenziare la propria creatività e a individuare nuove strategie di problem solving, per affrontare adeguatamente le difficoltà quotidiane legate alla disabilità. Inoltre, può contribuire ad incrementare la capacità di espressione dell’assertività, facendo in modo che la persona diventi in grado di comunicare sempre più efficacemente i propri desideri e bisogni.

Infine, può sostenere la persona con difficoltà cognitive e dell’apprendimento ad utilizzare strategie per compensare le problematicità dovute ai limiti intellettivi e potenziare le risorse di autonomia, ai fini di una reale integrazione sociale.

Comunicazione efficace nel rapporto di coppia

Nel corso della mia professione come psicologa psicoterapeuta, ho potuto verificare che le difficoltà relazionali sono strettamente legate ad una comunicazione inefficace.

Una mancata comunicazione semplice e chiara determina quotidianamente piccoli malintesi che con il tempo possono trasformarsi in liti e rendere i problemi insormontabili montagne da scalare. Tutto ciò crea una serie di situazioni caratterizzate da diffidenza, nervosismo, conflittualità, che possono minare seriamente i nostri rapporti interpersonali.

Riuscire ad acquisire la padronanza di uno stile comunicativo efficace che tenga conto dei diversi punti di vista, sapere individuare le parole giuste rispetto alla persona con cui stiamo interagendo e alle situazioni che stiamo vivendo, di certo, ci consentirà di dare vita a serene e positive relazioni interpersonali.

 Incontri di sostegno alla genitorialità

Si nasce generatori non genitori e nel momento in cui si realizza di volere avere dei figli è necessario rendersi conto che fare i genitori è si uno dei mestieri più difficili che spesso mette a dura prova la coppia parentale e la stessa funzione genitoriale, ma che se fatto con consapevolezza e serenità regala impagabili gioie.

La società di oggi, con i suoi ritmi così frenetici, la sua complessità e le sue continue richieste di cambiamento, condiziona negativamente il vissuto delle famiglie rendono ancora più problematico il loro compito educativo. In queste situazioni di genitorialità, la consulenza psicologica diventa uno spazio prezioso nel quale i papà e le mamme possono esprimere e condividere il proprio vissuto e il proprio percorso di vita, le aspettative e le paure che insorgono nel processo di educazione dei loro figli.

L’intervento dello psicologo consiste:

  • nell’aiutare le famiglie ad acquisire una genitorialità più consapevole;
  • nel valorizzare le risorse interne alle famiglie, facendo scoprire a ciascun genitore le proprie qualità e punti di forza, incrementando in tal modo la fiducia in se stessi.
  • nell’individuare uno stile educativo unico e più adeguato al proprio sistema familiare, alla cui base ci sia una rinnovata e più efficace comunicazione tra tutti i membri che lo costituiscono.

 Gestione del rapporto genitori e figli

Il periodo dell’adolescenza rappresenta uno dei momenti più impegnativi e faticosi a cui i genitori devono fare fronte. Difatti, improvvisamente sono costretti ad imparare a gestire i repentini cambiamenti legati a questo momento turbolento della crescita dei propri figli, che sono impegnati nella costante ricerca del loro personale posto nel mondo, attraverso la conquista di una propria autonomia ed identità.

In questa delicata fase della vita, spesso è inevitabile l’insorgenza di conflitti tra genitori e figli che possono dare origine a difficoltà nel relazionarsi correttamente gli uni con gli altri. Il conflitto non va inteso per forza come un qualcosa di negativo, ma come un elemento necessario nella crescita del figlio, poiché ne facilita l’acquisizione e l’espressione dell’individualità.

Il rivolgersi allo psicologico può essere di aiuto ai genitori al fine di rimodulare la loro comunicazione con i figli, tenendo presente che i conflitti degenerano solo quando lo stile educativo non si fonda sull’autorevolezza. Adottare un atteggiamento autorevole da parte dei genitori significa ascoltare il punto di vista del figlio, sostenerlo nelle sue scelte, gratificarlo quando mette in atto comportamenti maturi, senza tuttavia soddisfare ogni sua richiesta prima di una adeguata valutazione.

 Separazione e divorzio

La decisione di separarsi o di divorziare sancisce la fine di un rapporto che va considerato un “lutto da elaborare”.

Il termine “lutto” porta con se emozioni e stati psichici contrastanti e molto intensi, conseguenza di un evento traumatico che provoca una profonda sofferenza e altera gli equilibri quotidiani di tutti i membri della famiglia (coniugi, figli, parenti..).

Il senso di smarrimento iniziale che accompagna questo evento critico mette, dunque, a dura prova tutto il sistema familiare e può lasciare in ogni suo componente tracce profonde. E’ per tali ragioni che rivolgersi ad uno specialista diviene necessario, al fine di affrontare adeguatamente la situazione di crisi ed elaborare la perdita del rapporto, cercando di salvare il significato di legame.

La terapia, difatti, consiste non soltanto nel prendere coscienza di ciò che ha provocato il dolore e la sofferenza, ma di riconoscere anche ciò che di buono si è realizzato e ricevuto nel corso della relazione, per potersi lasciare bene e mantenere la fiducia nel valore dei legami e soprattutto in se stessi.

tecniche di intervento

Psicoterapia individuale

La psicoterapia è una forma di aiuto che cura attraverso il rapporto interpersonale, dove la parola assume la connotazione di un contatto profondo. Lo psicoterapeuta e la persona in difficoltà (bambino, adolescente, adulto) mettono in gioco se stessi nel setting terapeutico, che diventa un luogo sicuro, protetto e riservato. In tale contesto, è fondamentale sentirsi accolti e liberi di parlare di se stessi senza temere alcun giudizio.

La psicoterapia rappresenta un’occasione di crescita e di scoperta delle meraviglie di cui si compone il mondo interiore di ciascuno di noi ed offre una seconda possibilità per vivere finalmente a pieno la nostra esistenza.

 

Terapia familiare

La Terapia Familiare assolve al compito rendere funzionali le potenzialità della famiglia, mediante incontri con tutti i componenti appartenenti al nucleo. L’obiettivo della terapia è risolvere lo stato di sofferenza della famiglia, mediante la comprensione dei processi relazionali e comunicativi che stanno alla base delle problematiche vissute, al fine di trovare nuove strade da percorrere che aiutino tutti a stare meglio.

La terapia psicodinamica permette a ciascun componente di rivedere ciò che sta vivendo sotto nuovi punti di vista, utili a capire con quali risorse affrontare le problematiche portate in terapia e raggiungere così un nuovo equilibrio.

 

Terapia di coppia

Due esseri umani che si incontrano uniscono due modalità di pensiero, due modi di fare e due differenti storie familiari. Si tratta di due mondi che hanno bisogno di trovare un punto di incontro per funzionare in sintonia. Tutto questo diviene possibile grazie ad un costante lavoro di conciliazione e mediazione delle differenze, che tuttavia, in alcune fasi della vita, può diventare molto difficile. La nascita di un figlio, un lutto, una grave malattia, problematiche lavorative o economiche sono solo alcune delle cause che possono mettere in crisi una coppia anche “ben sperimentata”.

La terapia di coppia è volta ad aiutare i suoi membri a definire il loro disagio, ripercorrendo la storia della loro vita insieme, con la consapevolezza che una migliore comunicazione consentirà loro di affrontare e leggere le difficoltà presenti. L’obiettivo mira quindi a valorizzare le risorse già possedute ma non utilizzate al meglio, al fine di superare le criticità della vita.

 

Terapia di gruppo

Il gruppo diviene il contesto protetto ed accogliente, nel quale ogni singola persona ha l’opportunità di operare un significativo cambiamento interiore e sociale, osservando e prendendo a modello gli aspetti positivi del comportamento degli altri partecipanti e del terapeuta.

Il gruppo terapeutico consente ad ogni singolo membro che lo costituisce di trarre grandi benefici, poiché egli si rende conto che tutte le sue difficoltà possono essere condivise. Il farsi coraggio a vicenda, sollecita un atteggiamento di positività tra i partecipanti e soprattutto diffonde la sensazione di potercela fare.

 

Training autogeno

Il Training Autogeno (T.A) è una tecnica di rilassamento autoindotto, costituita da un insieme di sei esercizi da apprendere gradualmente, ideata dal dott. J.H. Schultz e ampiamente diffusa da oltre 50 anni. Il presupposto fondamentale della tecnica è il riconoscere il meccanismo psicofisiologico dello stress, imparando a rilassare la tensione muscolare ottenendo un rilassamento emotivo-mentale.

Il training autogeno trova particolare indicazione nella gestione e prevenzione dello stress; in tutti gli stati di ansia, panico, tensione; nei disturbi psicosomatici e somatizzazioni come gastriti, coliti, cefalee, dermatiti, dolori alla colonna vertebrale e a muscoli o articolazioni, stanchezza diffusa.